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Paragrafo 3 . Il rinnovamento spirituale della Chiesa.

     
Fu  in  questo  contesto - caratterizzato da un'estrema frammentazione
del  potere  politico  -, che i rapporti fra  Sacro  Romano  Impero  e
papato, a causa della continua ingerenza dell'autorit laica in ambito
religioso, si fecero sempre pi tesi.
     Nel  secolo  decimo  il papato era sprofondato  nel  periodo  pi
torbido  della  sua  storia. L'elezione del  papa  era  diventata  una
prerogativa dell'aristocrazia romana, e principalmente della  famiglia
Tuscolo;  a  poco  era  valso  l'editto  (privilegium  Othonis,   962)
promulgato  da  Ottone primo, imperatore sassone del  rinnovato  Sacro
Romano Impero, allo scopo di riservarsi quella elezione.
     Gli  imperatori  tedeschi, del resto,  per  poter  governare,  si
erano  appoggiati all'alto clero, investendolo di incarichi  secolari,
ed   avevano  cos  provocato  una  grave  decadenza  delle  gerarchie
ecclesiastiche. L'autorit laica
     
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     si   era  arrogata  il  diritto  di  nominare  quella  religiosa,
indipendentemente dai meriti spirituali di essa. Con la  frantumazione
del  potere centralizzato, l'investitura dei quadri ecclesiastici  era
finita  nelle mani dell'aristocrazia laica, la quale nei propri domini
fondava  abbazie e chiese, proteggeva vescovadi e parrocchie, imponeva
suoi  candidati in ogni grado della gerarchia stessa. Dal momento  che
l'appannaggio delle cariche ecclesiastiche portava a chi ne godeva  un
sicuro  introito, re e signori le vendevano per denaro. La pratica  di
questo mercimonio di uffici spirituali fu detta "simona", dal nome di
un  personaggio  degli  Atti degli Apostoli,  Simon  Mago,  che  aveva
cercato  di comprare da Pietro il potere di imporre lo Spirito  Santo;
la  simona venne considerata uno dei peccati pi gravi che  il  clero
potesse  commettere. Non solo, ma molti ecclesiastici,  contravvenendo
all'obbligo  del celibato, si erano uniti in matrimonio o  convivevano
con   donne,   tramandando  spesso  il  proprio  incarico   ai   figli
illegittimi.
     Questa  situazione di degrado suscit una reazione che  coinvolse
gli   ordini   monastici,   provoc  un   ravvivarsi   della   pratica
dell'eremitaggio  ed  arriv  a  sollevare  contro  gli  ecclesiastici
corrotti perfino le popolazioni urbane.
     Il  primo  segno  tangibile di rinnovamento provenne  dai  monaci
dell'abbazia  di Cluny, fondata in Borgogna nel 910 per iniziativa  di
Guglielmo il Pio, duca d'Aquitania.
     L'ordine  cluniacense, che ebbe una larga diffusione  ed  affili
un  grandissimo numero di abbazie in tutta Europa, riform  la  regola
benedettina, privilegiando di essa la liturgia e la preghiera rispetto
al lavoro. Tale ordine, organizzato in modo fortemente centralizzato e
gerarchico  e  sottoposto esclusivamente all'autorit pontificia,  era
sottratto  alle  ingerenze  dei potentati locali.  Decisi  sostenitori
degli  ideali  della  riforma  religiosa  e  fedeli  osservanti  della
disciplina e dei dettami della regola, i cluniacensi esercitarono  una
notevole influenza nel mondo della Chiesa, arrivando frequentemente  a
ricoprire cattedre vescovili ed anche il soglio pontificio con papi di
grande levatura come Gregorio settimo.
     Oltre  che  attraverso l'opera di questo ordine, che si  irradi,
soprattutto dalle ricche e fastose abbazie francesi, la reazione  alla
decadenza  della  Chiesa  si  attu attraverso  le  pratiche  rigorose
dell'eremitaggio e del cenobitismo. Uno dei teatri di questa  radicale
contestazione  nei  riguardi  della  corruzione  ecclesiastica  fu  la
Toscana,  dove  Romualdo  da Ravenna, monaco benedettino,  e  Giovanni
Gualberto,  nobile  fiorentino convertitosi al  misticismo  cristiano,
fondarono  sulle falde dell'Appennino i celebri monasteri di Camaldoli
e   di   Vallombrosa.  L'azione  appassionata  di  Giovanni  Gualberto
coinvolse  un movimento popolare cos vasto, che riusc a cacciare  il
potente vescovo simoniaco fiorentino Pietro Mezzabarba.
     La  pi  nota  ed efficace reazione popolare ai costumi  corrotti
degli  ecclesiastici  fu animata dal movimento  della  "Patara"  (che
prese  il  nome dal mercato degli stracci di Milano), sviluppatosi  in
Lombardia  verso  la  met  dell'XI secolo.  Guidato  da  due  diaconi
milanesi, Arialdo e Landolfo, contro l'arcivescovo di Milano Guido  da
Velate,  accusato di simona, tale movimento coinvolse sia i ceti  pi
abbienti sia i ceti popolari di Milano e di altre citt lombarde; esso
non  si  limit  a  contestare  il  potere  vescovile,  ma  arriv   a
considerare  nulli  gli  uffici  sacri celebrati  dagli  ecclesiastici
simoniaci.
     In  un  primo  momento  i  patarini furono  appoggiati  dai  papi
riformatori
     
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     e   lottarono  strenuamente  contro  l'imposizione   di   vescovi
filoimperiali;  in  seguito, tuttavia, il  loro  radicalismo,  che  si
rifaceva  alla Chiesa primitiva, fin per avversare l'intera gerarchia
ecclesiastica, avvicinandosi ai movimenti eretici.
     Nel  grande  ambito  monastico dei  benedettini  si  verific  in
Francia,   alle   soglie  del  secolo  dodicesimo,  un'ultima   grande
fioritura: la nascita degli ordini certosino e cirstencense.
     Essi  si  svilupparono in polemica contro Cluny e le  abbazie  ad
essa  affiliate,  che  avevano perso il  rigore  originario  ed  erano
diventate centri di opulenza e di fasto.
     Fondato  da  san Bruno presso Grenoble, a Chartreuse (da  cui  in
italiano  "certosa" e "certosino"), l'ordine certosino  si  dette  una
regola  rigorosamente improntata a quella originaria di san Benedetto;
essa si basava su una pratica di vita ascetica, nella quale tornava in
primo piano anche il lavoro manuale.
     Alle medesime regole di ascesi e rigore si rifecero i monaci  che
fondarono  un  nuovo  monastero  nei  pressi  di  Cteaux  (in  latino
Cistercium, da cui "cistercense") in Borgogna; l'ordine cistercense si
propag   vigorosamente  nel  corso  del  secolo   dodicesimo   grazie
all'azione  ed  agli scritti del nobile abate Bernardo da  Chiaravalle
(Clairvaux),  distinguendosi  non soltanto  nel  campo  spirituale:  i
cistercensi  portarono innovazioni e migliorie nel lavoro  agricolo  e
introdussero  un'architettura  monastica  caratterizzata   dall'abside
quadrangolare.
